Post

Serie TV per genitori e figli: educare alla visione

Immagine
Nelle ultime settimane, forte anche il fenomeno Squid Game, mi sono trovato a discutere con molti genitori del tempo che i figli trascorrono davanti la televisione o sul tablet a guardare i contenuti più svariati. Il tema non riguarda solo i bambini più piccoli ma anche i preadolescenti e gli adolescenti. Spesso si ha l’errata concezione che passare tempo davanti ad uno schermo comporti solo una passivizzazione dell’individuo. Vedere non è solo occupare del tempo o un modo per “far stare tranquilli i bambini” mentre noi adulti siamo impegnati in altre faccende. Si sottovaluta, invece, che quello spazio, quel tempo, può diventare al contrario un’occasione di interazione e anche di crescita.  Educare alla visione è il punto al quale approdare! Perché ci sono modi e modi di “vedere”, tutto sta nella capacità che abbiamo di leggere i contenuti, tradurli e renderli fruibili. Condividere un film o una serie tv, fermarsi e fornire spiegazioni, sdrammatizzare, ricapitolare e chiedere un co...

Squid Game è davvero un problema?

Immagine
Alzi la mano chi non ha visto o non ha almeno una volta sentito parlare di quello che è diventato un vero e proprio fenomeno culturale del momento. Lo “Squid Game” che è sulla bocca di tutti è una serie tv coreana trasmessa su Netflix da circa un mese e che vede protagonisti uomini e donne indebitati fino ai capelli contendersi un montepremi miliardario cimentandosi in giochi dall’apparenza infantile e che tutti noi almeno una volta nella vita abbiamo fatto con la diversa conseguenza che una volta terminato il gioco, chi viene eliminato, anziché essere sottoposto ad una penitenza, viene ucciso. Per cui giochi semplici e anche tanto amati come “Un, due, tre, stella”, il tiro alla fune, il lancio delle biglie, fungono da scenario per delle sanguinose carneficine finalizzate ad accaparrarsi il premio in denaro tanto ambito.  Quel che ha fatto preoccupare milioni di genitori, insegnanti, dirigenti scolastici e addetti al lavoro educativo, è l’equivocabilità che si nasconde dietro la pa...

Genitorialità: funzioni e compiti educativi

Immagine
Le relazioni tra genitori e figli sono qualcosa di unico e irripetibile che mette in gioco sentimenti complessi e profondi, a volte contraddittori, ma che inevitabilmente segnano la storia personale di ognuno. Ciò che emerge è che fare i genitori è difficile, è una sfida che al giorno d’oggi è ancora più ardua ma è una sfida che si può vincere. Spesso prevale, nel genitore, la sensazione di non potercela fare nel portare a termine il compito educativo al quale è chiamato. Tante volte si è evocato il cosiddetto “Manuale del bravo genitore”, come se davvero potesse esistere qualcuno o qualcosa in grado di poter enunciare tutta una serie di regole valide ed efficaci, a livello globale, per capire come meglio comportarsi nei confronti dei figli nelle varie situazioni che si affrontano. Però il manuale non esiste! Per cui tocca rimboccarsi le maniche e fare tesoro delle esperienze che si vivono. Essere “genitori efficaci” non ha nulla a che fare con l’essere “genitori perfetti”. Essere geni...

Tik Tok e processi educativi

Immagine
Spesso mi è stato chiesto quale fosse l’età migliore per consegnare un cellulare nelle mani del proprio figlio e della propria figlia. È una domanda molto soggettiva e che richiede un’attenzione particolare. Come per tutte le cose bisogna tener conto del livello di maturità dell’interessato e soprattutto sul reale utilizzo che se ne deve fare. La tendenza degli ultimi anni è quella di regalare il cellulare ai bambini che hanno effettuato la prima comunione, altri pongono come età d’inizio la prima uscita da soli per il quartiere o per andare a scuola o ad una gita. L’ètà, insomma, si sta sempre più abbassando e sempre più i nostri figli, fin da piccolissimi, sono abituati a vederci con i cellulari in mano e spesso a utilizzarli come mezzo di intrattenimento. Perché questo tema diventa di fondamentale importanza? Perché oramai il telefono non è più un semplice “telefono”, anzi, è inappropriato utilizzare anche questo termine. Il telefono è morto, tutti o quasi, siamo possessori di smart...

La Comunità Educante Diffusa

Immagine
La Comunità Educante Diffusa si pone come obiettivo quello di valorizzare, attraverso il prendersene cura, i bambini e gli adolescenti, in tutti i contesti di vita sociale e familiare prestando particolare attenzione alle relazioni emotiva che si vengono ad instaurare. Il compito della Comunità e dei suoi membri, figure educative, pedagogisti, insegnanti, è proprio quello di garantire la cura e la responsabilità di tutti i microcontesti in cui si muovono i ragazzi. L’idea alla base della Comunità Educante Diffusa, in linea con orientamenti pedagogici del passato, è che i bambini e gli adolescenti non siano semplici contenitori da dover riempire di saperi e conoscenze in modo passivo ma esseri capaci di sviluppare idee, riflessioni, pensieri e ideali dei quali prendersi cura. Gli obiettivi da perseguire privilegiano il senso di appartenenza ad un collettivo, la condivisione degli intenti, un processo educativo fondato sulla corresponsabilità. A tal proposito, il ruolo delle figure educa...

Adolescenti tra crisi della scuola e ideazione suicidaria

Immagine
La crisi provocata dal Coronavirus ha avuto e continua ad avere un forte impatto sul benessere di tutti i giovani. Forse se ne parla sempre troppo poco ma essere adolescenti al tempo del coronavirus è una cosa molto difficile. Per tutti è come essere proiettati in un loop temporale continuo dove le giornate trascorrono uguali. I ragazzi hanno dovuto rinunciare a ciò che di più importante hanno: il contatto con l’altro. E il discorso di stare chiusi per evitare il contagio è valso fino ad un certo punto, perdendo di significato e lasciando sempre più spazio ad una dimensione di noia, insofferenza, apatia. Ragazzi che fino a poco tempo prima facevano della brillantezza sociale il proprio punto di forza si sono ritrovati a vivere una “dimensione celata”, a rifugiarsi ancora di più all’interno dei social network, degli smartphone, dando all’esperienza digitale e virtuale il potere di rappresentarli all’esterno. Per altri, per i ragazzi più fragili, chiudersi in casa, nella propria camera, ...

Lo spazio educativo

Immagine
Il lavoro del pedagogista prevede che quest’ultimo sia coinvolto nei più svariati contesti relazionali e in svariati luoghi in base al servizio nel quale prestano il loro supporto. Tutto ciò fa si che il pedagogista si relazioni con le persone che intraprendono il percorso educativo, sia singolo che gruppale, con nuclei familiari, gruppi di genitori o di ragazzi. Il tutto avviene secondo svariate modalità: colloqui individuali, attività laboratoriali di gruppo, attraverso interventi domiciliari, a scuola, in altri servizi nel caso di confronto in equipe multidisciplinari. Ogni incontro, nella sua diversità, si giova ed è caratterizzato dalla cultura, dai saperi e dalle esperienze di cui è portatore ciascuno dei protagonisti e dall’interazione degli stessi protagonisti coinvolti. Tali incontri rappresentano il contesto privilegiato per la messa in campo e per l’osservazione delle dinamiche relazionali e comunicative che si instaurano. La parola che è importante sottolineare è appunto “d...